La morte di Steve Jobs

Sunday 9 October 2011

Steve Jobs è morto. Se n’è andato un giorno dopo la presentazione dell’ultima versione dell’iPhone. Quasi in silenzio. Unico piccolo indizio quella poltrona vuota, il posto migliore, inquadrata dalla regia per un solo breve istante all’inizio del keynote. Come a ricordarci che mancava qualcuno.

Ad alcuni piace pensare che sia stata scelta Cupertino come sede dell’evento perché vicino a casa sua, anzi, perché casa sua, e in questo modo lui potesse sentirsi vicino a quel palco che tante volte lo ha visto protagonista. A me invece piace pensare che i suoi ultimi pensieri siano andati alle persone vicine. Così tanto della sua vita ha dedicato alla tecnologia che sarebbe stato superfluo.

 

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Ma perché tutti parlano della morte di Steve Jobs?

 

Beh, a causa della “tenera” età del nuovo mondo informatico, è il primo personaggio “informatico” di fama mondiale che muore. Per di più a soli 56 anni.

Ma la vera ragione è che è stato unico nel suo genere. La sua genialità è stata da subito capire per che cosa era portato e per cosa non lo era. Non era un inventore ma sapeva confezionare la tecnologia come nessun altro. Non ha inventato il personal computer. Ma ha fatto che si che potesse diffondersi per la prima volta. Windows ha copiato da Mac, d’accordo. Ma perché il Mac era una copia ottimamente riuscita, la migliore forse, per portare nelle case i computer.

Nel 2001 esistevano i lettori di MP3. Da tempo. Ma l’iPod è arrivato in più di 100 milioni di case. E gli smartphone? Mi sembra che nel 2007 fossero già presenti sul mercato. Eppure ecco compiersi nuovamente il miracolo.

Qualcuno ha detto che non sono gli inventori a cambiare il mondo bensì quelli che riescono a rendere utilizzabili le invenzioni. L’uomo che ha inventato la ruota non ha lasciato il segno. Lo ha fatto quello che ha preso un palo e ne ha unite due.

Steve Jobs ha innegabilmente lasciato il segno. Nessuno si ricorderà mai chi ha inventato i lettori MP3 (Kane Kramer per la cronaca). Tutti si ricorderanno di chi ha realizzato l’iPod.

 

Non è giusto osannare o disperarsi, ci sono altre morti per cui è più umano farlo. Ma il vuoto che lascia è enorme. Così come lo è la responsabilità che ognuno di noi ha di migliorare il lascito di altri, ciascuno in base alle proprie possibilità.

Catalogato in: Approfondimenti

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